G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Undici/1.
9) Berkeley. Verso lo scetticismo.
Nel dialogo fra il materialista e lo spiritualista la perdita
della conoscenza della sostanza porta ad un sapere che non 
socratico, ma scettico.
G. Berkeley, Dialoghi fra Hylas e Philonus, Dialogo terzo.

Philonous. - Ditemi, Hylas, quali sono i frutti della meditazione
di ieri? Vi ha confermato nella stessa intenzione in cui eravate
quando ci dividemmo?.
Hylas. - In verit la mia opinione  che tutte le nostre opinioni
sono egualmente vane e incerte. Quelle che approviamo oggi, le
condanniamo domani. Ci agitiamo intorno alla conoscenza, e
spendiamo la vita a ricercarla mentre, ahim, frattanto non
conosciamo niente; n io credo possibile per noi conoscer mai
nulla in questa vita. Le nostre facolt sono troppe ristrette e
troppo poche. La natura certo non ci dispose alla speculazione.
Ph. - E che! voi dite che non conosciamo nulla, Hylas?.
H. - Non c' una sola cosa al mondo, di cui possiamo conoscere la
reale natura, o ci che essa  in se stessa.
Ph. - Mi direte che non conosco realmente che cosa  il fuoco o
l'acqua?
H. - Voi potete infatti conoscere che il fuoco appare caldo, e
l'acqua fluida: ma questo non  niente pi che conoscere quali
sensazioni si producono nella vostra mente quando si applicano il
fuoco e l'acqua ai vostri organi di senso. Su la loro interna
costituzione, la loro vera e reale natura, voi siete interamente
all'oscuro quanto al che cosa.
Ph. - Non conosco che questa su cui sto  una pietra reale, e che
ci che vedo davanti ai miei occhi  un albero reale?.
H. - Conoscere? No,  impossibile che voi o qualsiasi uomo in vita
lo conosca. Tutto ci che voi conoscete  che avete una certa idea
o apparenza siffatta nella vostra mente. Ma che  quest'idea
rispetto all'albero o alla pietra reale? Io vi dico che il colore,
la figura e la durezza che voi percepite, non sono le reali nature
di quelle cose, o simili a loro. Lo stesso si pu dire di tutte le
altre cose reali o sostanze corporee che compongono il mondo.
Nessuna ha in se stessa qualcosa di simile a quelle qualit
sensibili da noi percepite. Non dovremmo perci pretendere di
affermare o conoscere qualcosa di esse come esse sono nella loro
natura.
Ph. - Ma certamente, Hylas, io posso distinguere l'oro, per
esempio, dal ferro: e come potrei se non conoscessi veramente che
cosa sono l'uno e l'altro?.
H. - Credetemi, Philonous, voi potete solo distinguere tra le
vostre idee. Quel color giallo, quel peso, e le altre qualit
sensibili, pensate voi che siano realmente nell'oro? Esse sono
soltanto relative ai sensi, e non hanno nessuna esistenza assoluta
in Natura. E pretendendo di distinguere le specie delle cose reali
dalle apparenze nella vostra mente, pu darsi che voi agiate cos
saggiamente come chi concludesse che due uomini sono di specie
differente perch i loro vestiti non sono dello stesso colore.
Ph. - Sembra allora che noi siamo interamente impediti dalle
apparenze delle cose, e false anche. La carne che io mangio e il
vestito che indosso non hanno in s niente di simile a ci che
vedo e tocco.
H. - Perfino questo.
Ph. - Ma non  strano che tutto il mondo sia cos ingannato e cos
sciocco da credere ai suoi sensi? Eppure io non so come, ma gli
uomini mangiano, dormono e compiono tutti gli atti della vita cos
comodamente e convenientemente come se realmente conoscessero le
cose di cui sono informati.
H. - S, ma voi sapete che la pratica ordinaria non richiede una
squisitezza di conoscenza speculativa. Quindi il volgo conserva i
suoi errori, e con tutto ci trova il mezzo di destreggiarsi nelle
faccende della vita. Ma i filosofi conoscono meglio le cose.
Ph. - Voi intendete che essi sanno di non saper niente.
H. - Che  proprio la vetta e la perfezione dell'umana conoscenza.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 728- 729.
